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ATTUALITA'

S.A.R. EMANUELE FILIBERTO “LA STORIA DEVE ESSERE SEMPRE RISPETTATA”

Ho ascoltato con rispetto e grande attenzione le parole del nostro Presidente Mattarella in occasione dell’ottantesimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente, cerimonia doverosa per ogni italiano che tenga alla memoria del proprio Paese.

Non mi sottraggo, tuttavia, al compito altrettanto doveroso di restituire alla storia la sua complessità, affinché la memoria non rischi di farsi parziale.

​Il Presidente ha evocato l’immagine di una classe dirigente non compromessa con il regime fascista come merito esclusivo di chi seppe guidare la transizione repubblicana.

È una lettura che rischia di dimenticare un fatto decisivo: fu la Corona, e più precisamente il mio Bisnonno, il Re Vittorio Emanuele III, a compiere nell’estate del 1943 il gesto politico senza il quale nessuna transizione sarebbe stata possibile.

Il 25 luglio di quell’anno, il Re depose Mussolini e lo fece arrestare.

In un contesto di occupazione tedesca imminente, di guerra totale e di uno Stato allo stremo, quella decisione salvò l’Italia da una deriva che avrebbe potuto condurla alla distruzione completa, come accaduto per la Germania nazista.

Non fu inerzia: fu un atto di governo in condizioni di estrema difficoltà, che aprì la via all’armistizio e alla possibilità stessa di una rinascita democratica.

​Quanto all’immagine evocata di una Monarchia “inetta” e “acquiescente al fascismo”, occorre ricordare che Vittorio Emanuele III regnò per quarantasei anni su un’Italia che percorse trasformazioni enormi.

È la storia a ricordare che senza Casa Savoia non vi sarebbe stata l’Italia unita, né avrebbero visto la luce il Parlamento e il Senato, che per quasi un secolo rappresentarono la prima fondamentale palestra di libertà e di espressione democratica della Nazione.

Le fondamenta stesse delle nostre istituzioni e l’idea di una Costituzione affondano le radici in quel cammino unitario.

​Le scelte di un lungo regno non possono essere ridotte a una formula semplificata.

La firma delle leggi razziali del 1938 resta una pagina tragica e indifendibile della nostra storia, che Casa Savoia e il sottoscritto non hanno mai eluso.

Ma giudicare quel passato ignorando il ruolo della Monarchia nella costruzione dell’Unità nazionale, nella resistenza della Prima Guerra Mondiale, nella rottura con il fascismo nel momento decisivo, nonché nella Guerra di Liberazione, significa fare una lettura parziale della storia.

​Ciò che mi preme sottolineare, in questo ottantesimo anniversario, è che l’Italia è una Nazione abbastanza matura da onorare la propria Costituzione senza aver bisogno di fondare la propria identità repubblicana sull’omissione di chi la precedette.

La memoria condivisa non si costruisce con la damnatio memoriae, ma con la verità intera.

E la verità intera dice che senza Casa Savoia non vi sarebbe stata l’Italia unita, e che senza la decisione del luglio 1943 non vi sarebbe stato il percorso che portò all’Assemblea Costituente.

​Rendo omaggio, con sincero rispetto, alle donne e agli uomini che redassero la Costituzione.

La loro opera fu grande, ma la grandezza autentica non ha bisogno di ombra alcuna sul cammino storico che l’ha preceduta e resa possibile.

S.A.R. Emanuele Filiberto

Duca di Savoia

Principe di Piemonte

Principe di Venezia

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