Troviamo aberrante il 6 in condotta ai due studenti di Cesena e ingiustificabile la punizione che li obbliga a preparare una tesina “riparatoria” sui temi della cittadinanza attiva e solidale (!!).
È un precedente gravissimo di esaltazione del pensiero unico e di censura di opinioni differenti, che si pone in aperto contrasto con il principio costituzionale della libera manifestazione del pensiero (art. 21 della Costituzione).
Principio ben praticato, invece, nelle parole dei due studenti (“l’Italia agli italiani”, tratta dall’ode “Piemonte” di Giosuè Carducci) che non presenta alcuna scorrettezza verbale, né risulta lesivo di onore o reputazione di chiunque.
Il crollo del confine tra violazione disciplinare e reato d’opinione trasforma un regolamento interno in uno strumento di censura ideologica, sollevando un profondo dilemma costituzionale ed educativo.
Da un lato, la necessità di tutelare la libertà di espressione dei ragazzi, garantendo loro il diritto di manifestare il proprio pensiero; dall’altro, l’esigenza di preservare la neutralità dell’istituto scolastico come spazio terzo e inclusivo, privo di slogan associabili a fazioni politiche.
Risolvere questo nodo reprimendo il dissenso è una scelta sbagliata e irrispettosa prima di tutti dei valori della democrazia.
E come ci confermano gli episodi di cronaca attuale, la disparità di trattamento è imbarazzante: a Parma chi aggredisce fisicamente i docenti se la cava con pochi giorni di sospensione; a Cesena due ragazzi rischiano l’anno scolastico, con seria compromissione del percorso formativo e di crescita personale, per aver espresso in modo legittimo e inoffensivo un’idea.
E’ evidente la pesante strumentalizzazione politica.
Quello che fino a poco tempo fa era considerato nobile patriottismo, oggi viene sistematicamente criminalizzato da una sinistra prepotente e ideologizzata, che vorrebbe ricondurre tutti gli studenti a un pensiero unico.
Ammesso che di pensiero, nella sua più alta accezione, si possa parlare.
Quella frase scritta dai ragazzi sullo striscione esprime un legittimo attaccamento alle proprie origini, un sano senso di appartenenza e di difesa delle proprie radici culturali e non espone in alcun modo all’odio, come invece gli organi di disciplina di quella scuola vorrebbero far credere.
L’imposizione poi di una “tesina riparativa” rivela una preoccupante deriva, un’inammissibile politica rieducativa che ci rimanda ai periodi più bui della nostra storia.
I docenti devono difendere il dibattito critico.
La scuola deve formare cittadini liberi, non censurare il loro pensiero.
Bene ha fatto il Ministro Valditara ad avviare una ispezione sia per capire il contesto in cui è maturato l’episodio scatenante, sia per verificare le ragioni del provvedimento disciplinare, la sua adeguatezza e proporzionalità.
Parametri che già a rigor di logica sembrano non essere stati rispettati, prefigurando un preoccupante sconfinamento, quantomeno di parte del personale di quella scuola, dal proprio ruolo educativo che invece deve continuare ad essere serio e neutrale.
Giovanni Tarquini
Capogruppo della Lista Civica per Reggio Emilia
Presidente dell’Associazione Reggio Civica
Prof.ssa Tiziana Evangelista
Associazione Reggio Civica
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