In una chat di classe reggiana è stato diffuso un video della macellazione rituale di una pecora durante l’Eid al-Adha. ù
Allertata dai genitori preoccupati, la dirigente scolastica ha risposto, correttamente, che le chat private non sono di competenza dell’istituto ma ha aggiunto “Si può scegliere di non guardare”, una frase INACCETABILE.
La macellazione rituale islamica in Italia è legale, ma le immagini crude di violenza venivano condivise tra minorenni.
Mi chiedo: se in quella chat fosse circolato un video di violenze estreme, immagini di guerra o contenuti comunque inadatti a minori, la dirigente avrebbe risposto allo stesso modo?
Sarebbe rimasta ferma sul “non è competenza nostra”?
O avrebbe convocato le famiglie, attivato il consiglio di classe, almeno alzato il telefono?
La domanda è semplice e solleva il dubbio che l’istituzione educativa abbia rinunciato al suo ruolo di tutela e formazione, nascondendosi dietro un’inclusività malintesa.
Non è un caso isolato perchè è il segnale di una RESA CULTURALE più profonda: la scuola non forma più cittadini consapevoli, si chiama fuori, lascia che la normalizzazione proceda da sola.
E’ ora di aprire un dibattito serio e privo di ideologie su quale scuola e futuro vogliamo per i nostri figli.
Allo stesso tempo, nel dibattito italiano viene sistematicamente ignorata una questione centrale e ineludibile: l’articolo 8 della Costituzione.
Tutte le principali confessioni religiose hanno sottoscritto intese con lo Stato.
L’Islam NO poichè le trattative si sono sempre bloccate sugli stessi ostacoli strutturali (supremazia della legge divina, condizione della donna, ripudio, poligamia, apostasia) incompatibili con i principi fondamentali della nostra Carta, a partire dall’uguaglianza uomo-donna.
Eppure questo dato di fatto viene rimosso ogni volta che un’amministrazione partecipa a celebrazioni ufficiali, concede contributi o invita a “concentrarsi su ciò che unisce”, fingendo che la buona volontà sostituisca la Costituzione.
Ne è esempio il Presidente del Consiglio Comunale Matteo Iori, che ha preso parte alla festa dell’Eid al-Adha con la fascia tricolore.
Ha evocato Abramo e le radici comuni, ma ha omesso le differenze giuridiche reali e ha definito GENOCIDIO quanto avviene a Gaza senza spendere una sola parola sul massacro del 7 ottobre di Hamas: 1.200 civili uccisi, stupri di massa, bambini sgozzati: vittime e carnefici messi sullo stesso piano.
Ha inoltre minimizzato la presenza di potenziali TERRORISTI sul territorio come un dettaglio tra gli auguri.
Ma non è un dettaglio: è SICUREZZA PUBBLICA.
Parallelamente, i media continuano a trattare con eccessiva cautela arresti per radicalizzazione, cellule jihadiste e intimidazioni scolastiche, riducendoli a trafiletti o a formule vaghe.
Un’autocensura che non tutela nessuno ed erode la fiducia dei cittadini nell’informazione, alimentando il dubbio che sia in atto una strumentalizzazione politica dell’islam, dalla scuola al Consiglio comunale, dai media alle piazze, la descrizione esplicita di una strategia.
Non si discute di compatibilità culturale o di integrazione effettiva.
Si costruisce consenso su base comunitaria, e chi non è d’accordo viene semplicemente messo davanti al fatto compiuto.
Fratelli d’Italia continuerà a denunciare questa deriva con la forza dei fatti e della Costituzione.
Reggio Emilia non può diventare LABORATORIO DI RESA CULTURALE.
Infatti libertà, legalità e reciprocità devono tornare al centro, prima che sia troppo tardi.
Letizia Davoli consigliere comunali Fratelli d’Italia
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