Ho partecipato con interesse, da cittadino definibile, pur indegnamente, di fede cristiana, alla Messa celebrata dall’Arcivescovo Giacomo Morandi presso la Chiesa di San Martino Piccolo di Correggio.
Una messa dedicata al ricordo di Don Umberto Pessina ottant’anni dopo il suo martirio.
L’ultimo della Diocesi di Reggio e Guastalla.
Il parroco Don Umberto venne ucciso il 18 giugno 1946 da tre partigiani comunisti rei confessi, ed amnistiati, dopo che per quel fatto era stato arrestato, condannato e poi riabilitato l’allora sindaco di Correggio Germano Nicolini.
I dati oggettivi più rilevanti sono essenzialmente due.
Il primo, assai evidente a tutti, l’assenza totale alla Messa dei rappresentanti delle istituzioni, locali, provinciali, regionali, nazionali.
Il secondo, l’affermazione del Vescovo nel corso di una articolata e profonda omelia, secondo cui il comunismo era ed è una ideologia malvagia, e così pure il fascismo.
Da parte mia, umile rappresentante di cittadini che attendono da troppo tempo un cambiamento nell’assetto di governo dei nostri territori, non posso che invocare il ricordo e l’aiuto di chi, come Don Pessina, non ha timore di testimoniare la propria fede e i valori in cui crede.
Su questo ancora una volta soccorrono le parole dell’Arcivescovo quando ha ricordato ai presenti che ci sono cose davanti alla quali si dovrebbe dire: questa cosa o questa scelta i miei principi e la mia fede non mi consentono di farla; non farò carriera? Bè, è lo stesso.
L’importante è fare carriera presso la gloria del Signore.
Infine, dico io, da piccola pedina della politica locale oltre che da semplice operatore e amante del diritto, ogni altro pensiero, deduzione o amara constatazione la lascio a voi.
Aggiungo solo che c’è ancora tanto da capire e da scoprire anche per poter riscrivere, come pure ci ha ricordato l’Arcivescovo, tanti passaggi della nostra storia.
Giovanni Tarquini Capogruppo di Reggio Civica
Bedogni Erminio Giordano
Salvatore sei sempre un prezioso documentarista della nostra storia