La notizia bomba squarcia il velo di ipocrisia su RCF Arena.
Pierluigi Di Palma, Presidente di ENAC, richiama la possibile revoca della concessione a C.Volo: l’area concertistica doveva garantire l’equilibrio economico.
Il fallimento della stagione estiva ora mette a rischio tutto.
E a questo chi ci aveva pensato?
Il paradosso è che lo stop del Prefetto, imposto per motivi di sicurezza, prenda la forma del perfetto “colpo di spugna”: una scialuppa di salvataggio, politico e contrattuale, per coprire le macerie di una gestione fallimentare, offrendo la scusa della “forza maggiore” a chi ha dimostrato incapacità manageriale.
Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il quadro, poi, si fa squallido alla vigilia della Commissione consiliare d’inchiesta.
La società C.Volo, o meglio il suo presidente ha già annunciato che diserterà l’aula.
Ma di tutti i prestigiosi soci, taluni imprenditori affermati e di successo, di cui si compone la società che sia davvero l’unico “titolato” a dare spiegazioni stentiamo a crederlo.
I manager che hanno creato questo disastro economico e reputazionale rifiutano di dare spiegazioni alla città e la Presidente di Commissione Sara Paderni, in evidente imbarazzo, schiacciata tra le spinte che le arrivano dal suo partito e le resistenze di chi esige chiarezza, allarga le braccia al cielo e dice: “Non posso obbligarli”. Che tenerezza….
Ma in che mani è finita Reggio Emilia?
La giunta comunale e ancor più l’Assessore di riferimento e Vice-Sindaco e Segretario del PD cittadino, Lanfranco De Franco, sono ridotti a comparse di un sistema privatistico che detta legge, fa profitto e pretende che tutti stiano sempre zitti, soprattutto quando il giocattolo si rompe.
Le responsabilità politiche della giunta del sindaco “civico” Marco Massari, in perfetta continuità con la passata amministrazione di Luca Vecchi, sono imbarazzanti.
A febbraio sfilavano tronfi davanti a telecamere e flash per annunciare il festival Hellwatt, tramutato in Pulse of Gaia e presto defunto.
Oggi, davanti al deserto dell’estate 2026, si limitano al “rammarico” e alla proposta di fantomatici quanto antiquati “tavoli di lavoro”, ignorando il vero problema di tutta questa vicenda: la governance degli eventi.
Manca una regia pubblica.
L’Arena dei sogni è nata con la faccia (e nomi e cognomi) della politica locale, che aveva il dovere di vigilare perché quei sogni si avverassero e portassero reale beneficio alla città.
Se l’amministrazione non conosceva i rischi, è stata umiliata dai privati; se sapeva, la complicità è totale.
Il Comune ora non può nascondersi, in ogni caso non ha scampo.
Mentre le agenzie internazionali cancelleranno Reggio dalle mappe dei grandi tour, la credibilità di questa amministrazione si infrange sulla sudditanza a potentati economici locali che, nei fatti, hanno dimostrato di badare solo al proprio profitto e di non rispondere a nessuno.
E anzi, evidentemente è a loro che qualcuno deve rispondere.
I cittadini vogliono trasparenza, non una politica che fa da scudo a manager in fuga o a chissà chi altri dietro di loro.
Allora, consigliamo a tutti questi di frequentare meno buffet e di concentrarsi di più e meglio sul proprio ruolo e le proprie funzioni.
Giovanni Tarquini
Capogruppo della Lista Civica per Reggio Emilia
Presidente dell’Associazione Reggio Civica
Matteo Marchesini
Associazione Reggio Civica
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