Il consigliere comunale avv. Giovanni Tarquini di Lista Civica per Reggio e l’avv. Matteo Marchesini di Associazione Reggio Civica commentano le dichiarazioni dell’assessore Mahmoud: “prima di parlare, si documenti!”
L’approvazione del Ddl Valditara sul consenso informato per i percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole ha scatenato le solite reazioni della sinistra.
Un esempio: il commento dell’assessore comunale Marwa Mahmoud che liquida la legge come un oscurantista “ritorno agli Anni ’50”, dimostrando di non averne compreso il merito o di volerlo artatamente travisare… e la seconda ipotesi è la più probabile, in quanto l’assessore possiede tutti gli strumenti per informarsi e comprendere correttamente il contenuto del decreto.
Ma forse non si capacita del fatto che non si voglia lasciare campo libero alla sua Officina Educativa.
La realtà, infatti, è assolutamente lineare.
Il provvedimento sancisce due principi di semplice buon senso: la gradualità dello sviluppo cognitivo dei bambini e il primato educativo della famiglia.
Coloro che lo criticano, Mahmoud in testa, lamentano lo stop ai corsi di educazione affettiva e sessuale alle materne e alle elementari, quando il Ddl Valditara impone semplicemente rispetto e cautela nei confronti dei bambini, i quali non hanno le strutture emotive per elaborare, nella sua completezza, la complessità della sfera sessuale.
Forzare la mano toglierebbe loro punti di riferimento fondamentali e, di fatto, negherebbe ai bambini la vera libertà di scelta.
Come può la “cultura gender”, con le sue fluidità e decostruzioni identitarie, essere indicato come modello educativo infantile?
Impartire queste teorie ai più piccoli davvero rappresenta una forma di evoluzione, di progresso?
Si può intendere come progresso una mera destrutturazione dei principi e dei valori fondamentali della nostra cultura per crescere deliberatamente generazioni di bambini nella confusione e nel caos emotivo e identitario?
L’altro pilastro fondamente del Ddl Valditara è il consenso preventivo dei genitori per le scuole medie e superiori.
L’idea che lo Stato debba avere carta bianca su temi intimi e divisivi come affettività e bioetica è semplicemente aberrante e davvero riporta anche prima degli Anni 50, così convintamente evocati dalla Mahmoud, in quanto riflette una visione pericolosamente statalista, tipica di un modello educativo dal quale il nostro paese si è emancipato da decenni.
La scuola deve istruire, non indottrinare né surrogare la famiglia.
Chiedere il consenso informato è riconoscere ai genitori il diritto sacrosanto di guidare i propri figli.
La battuta con cui l’assessore Mahmoud chiude il suo post è infelice e inadeguata e si abbatterà su di lei come un boomerang.
In un’epoca di malintesi percorsi di inclusione, in cui si inneggia a forme ipocrite di laicità, sancire il rispetto per l’autorità genitoriale, dichiarare la centralità della famiglia e tutelare i naturali tempi di crescita dei nostri bambini è davvero rivoluzionario.
Sono valori solidi che la liquidità contemporanea, grazie alla Mahmoud e a tutti quelli come lei, vogliono annullare.
Il Ddl Valditara non toglie diritti alla vita, ma ripristina equilibrio e rispetto aprendo, di fatto, le porte alla vera libertà di scelta.
Lascia una risposta