Quello di via Zanichelli è un disastro stradale annunciato.
IL GUAIO SONO GLI INCROCI SEMAFORICI CON ATTRAVERSAMENTO CICLOPEDONALE CONTEMPORANEO CON I VEICOLI A MOTORE.
In tutti i paesi civili dove c’è veramente attenzione ai pedoni e ai ciclisti gli incroci vengono attraversati sempre a veicoli a motore completamente fermi.
Il verde sulle strisce pedonali e sulle ciclabili è sempre disgiunto dal verde semaforico per i veicoli a motore.
È il momento di cambiare le cose anche qui.
Questo tragico incidente ripropone il tema delicatissimo della sicurezza stradale per gli utenti più fragili: dire ciclisti e pedoni, bambini e anziani.
La dinamica è purtroppo ricorrente.
Già altre volte sono accadute disgrazie simili a questa, vale a dire a seguito di affiancamento all’incrocio di un mezzo pesante che svolta a destra con un ciclista che, fermo al semaforo di fianco al lato destro dell’autocarro, sconta il fatto di trovarsi, allo scattare del verde, proprio sulla traiettoria del mezzo pesante e in un punto di difficile visibilità.
Il tema di riflessione però deve essere allargato alla realizzazione ormai in sempre più parti della città di percorsi ciclabili dedicati.
Fuori o dentro al cosiddetto progetto Bici Lab.
Aree che dovrebbero garantire più sicurezza, ma abbiamo visto che non è così.
Prima di tutto, se le dimensioni della pista ciclabile riducono quelle della corsia ordinaria non servono praticamente a nulla, anzi, aumentano la condizione di grave rischio per il soggetto fragile di essere attinto da autovetture o mezzi pesanti ingombranti.
In secondo luogo, è evidente il diffuso stato di abbandono di dette piste ciclabili.
Non è sufficiente realizzarle pennellando strisce bianche e sagome di biciclette e prendersi così il merito di agevolare la mobilità con incentivazione dell’uso della bicicletta.
Bisogna realizzarle bene, dedicare loro il giusto spazio e un percorso adeguato e fare costante manutenzione.
Non si fanno per moda o propaganda, ma perché si crede veramente nella loro utilità, che non può mai cedere di fronte al bene della salute e integrità delle persone, tanto più se si tratta di piccole vite come in questo tristissimo ultimo caso.
Giovanni Tarquini Capogruppo di Reggio Civica
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