La politica è anche il cosiddetto “gioco delle parti” dove maggioranza ed opposizione si inseguono a vicenda.
Premessa tale dinamica, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto bene a saltare i due vertici europei del weekend.
Come per la Croazia che è ufficialmente entrata nell’UE nel giugno 2013, l’Italia da un decennio, con tutti i governi che si sono alternati a Palazzo Chigi, è il principale fautore dell’adesione di Albania, Bosnia, Macedonia, Montenegro, Serbia.
Pertanto non serviva partecipare all’inutile vertice in Montenegro, che è stato l’ennesima vetrina mediatica di un’Europa bloccata sull’imprescindibile cammino delle riforme.
Altrettanto evanescente l’incontro a tre a Londra di Francia, Germania, Regno Unito con il Presidente Zelenski.
Italia ed Ucraina hanno frequenti bilaterali, senza contare che Macron tra 10 mesi avrà completato il secondo mandato all’Eliseo, mentre Keir Starmer e Friedrich Merz potrebbero essere tra poco sostituiti nella leadership interna di Labour e Cdu, e conseguentemente nella guida dei rispettivi governi.
Salvatore Occhiuto
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