Questa ondata di caldo eccezionale rappresenta una delle emergenze più gravi degli ultimi anni per l’agricoltura reggiana.
Caldo intenso e prolungato, precipitazioni insufficienti e una crescente necessità di acqua stanno mettendo sotto pressione le aziende agricole in una delle fasi più delicate dell’anno.
E con le preoccupazioni per la sorte dei raccolti crescono anche i costi di produzione, tra maggiori consumi irrigui e spese sempre più elevate per rinfrescare le stalle.
L’agricoltura è il settore che più di ogni altro paga le conseguenze del cambiamento climatico.
Le aziende agricole stanno sostenendo costi sempre più elevati per garantire le produzioni e il benessere degli animali.
Non possiamo più parlare di eventi eccezionali: caldo estremo e siccità sono ormai la nuova normalità e impongono investimenti e politiche capaci di sostenere concretamente il settore.
Le colture estensive, a partire da mais, sorgo e pomodoro, stanno soffrendo lo stress idrico proprio durante l’accrescimento, con il rischio di una riduzione delle rese produttive e della qualità.
Anche i prati stabili, indispensabili per alimentare le bovine da latte destinate alla produzione del Parmigiano Reggiano, mostrano già segni di sofferenza e cresce la preoccupazione per la disponibilità di foraggi nei prossimi mesi.
Non va meglio per il comparto ortofrutticolo, tra i più esposti agli effetti delle temperature estreme.
Frutta e ortaggi stanno subendo danni sempre più evidenti: scottature sui frutti, maturazioni anticipate, pezzature ridotte e un fabbisogno idrico in continuoaumento proprio nel periodo di massima produzione.
Anche il settore vitivinicolo guarda con apprensione alle prossime settimane: il caldo persistente può compromettere l’equilibrio vegetativo delle piante e incidere sulla vendemmia.
Un’emergenza che investe anche gli allevamenti.
Le temperature elevate sottopongono gli animali a un forte stress, causando un significativo calo della produzione di latte, un peggioramento delle condizioni di benessere e un aumento dei problemi sanitari.
Nel frattempo i costi aziendali continuano a lievitare: servono sempre più acqua per irrigare i campi e sempre più energia per ventilare e raffrescare le stalle, nel tentativo di contenere gli effetti di un caldo ormai fuori controllo.
Per molte aziende agricole, la sfida non è più soltanto produrre, ma riuscire a resistere.
Ogni estate ci troviamo a contare i danni, mentre il clima continua a cambiare davanti ai nostri occhi.
L’acqua non può essere affrontata come un problema del momento: deve diventare una priorità nazionale.
È indispensabile accelerare la realizzazione degli invasi: basta polemiche, è fondamentale e urgente la diga sull’Enza.
Occorrono infrastrutture moderne e reti irrigue efficienti.
Serve investire nella capacità di trattenere l’acqua quando è disponibile per utilizzarla nei periodi di maggiore necessità.
Ogni ritardo lo pagano le aziende agricole, ma alla fine lo paga tutta la collettività.
CIA Reggio Emilia continuerà a monitorare la situazione, chiedendo alle istituzioni interventi rapidi per sostenere le imprese agricole e politiche strutturali capaci di rendere il settore più resiliente.
Difendere l’agricoltura significa difendere il cibo, il paesaggio, l’economia e la sicurezza del nostro territorio.
Oggi più che mai servono scelte coraggiose, perché senza acqua e senza agricoltura non c’è sovranità alimentare, non c’è tutela del territorio e non c’è futuro per le nostre comunità.
Valeria Villani Presidente Provinciale C.I.A. Confederazione Italiana Agricoltura
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